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Occhiello prova

I risparmi dei mantovani crescono, ma l’inflazione ne erode il valore

Autore prova
I dati di Bankitalia: depositi nel 2026 a quota 7,8 miliardi. Secondo anno in aumento dopo il calo del post-Covid

Da due anni il risparmio dei mantovani è tornato a crescere dopo gli anni difficili del Covid e del post Covid. I dati della Banca d’Italia, elaborati da Confindustria Brescia, fanno tirare un sospiro di sollievo. Il risparmio che cresce in banca significa che la gente è tornata ad avere un reddito sufficiente per le esigenze di tutti i giorni e per pensare anche al futuro.

I dati parlano chiaro. Al 31 marzo scorso i depositi bancari dei mantovani ammontavano a 7 miliardi 829 milioni di euro, con un aumento dell’1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando si attestarono a quota 7 miliardi 713 milioni. Non era scontato che ciò avvenisse perché c’è stato un periodo, a partire dal 2023 e fino al 2024, in cui il risparmio ha accusato un calo che sembrava inarrestabile.

L’inflazione

Tra effetti della pandemia e la successiva guerra in Ucraina le cose, dal punto di vista finanziario, sono peggiorate e i mantovani hanno visto ridurre il loro reddito disponibile e, di conseguenza, la loro innata propensione al risparmio. L’inflazione ha cominciato ad erodere salari, stipendi e pensioni tanto che, anche oggi, pur registrando un aumento dei depositi sui conti correnti, allo stesso modo, si certifica una loro perdita di valore. In pratica, con l’inflazione cumulata attorno al 22%, tra il 2017 e il 2026, si è assistito ad un’erosione dei risparmi che si è attestata tra il miliardo e mezzo e il miliardo e 700 milioni di euro. In sostanza c’è stata una perdita di potere d’acquisto di pari misura.

Chi era riuscito a risparmiare nel 2017, oggi si trova con un gruzzolo che è cresciuto sì, ma che ha perso più del 20% del suo valore. L’unica buona notizia è che tra marzo 2025 e marzo 2026 l’Istat ha certificato un’inflazione all’1,5%, il che ha portato ad una svalutazione dei depositi complessivi (i 7 miliardi e 800millioni di euro) di poco più di 117 milioni. Anche se con la guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz tornano a materializzarsi i fantasmi di un rincaro di carburanti, gas ed energia elettrica dal prossimo autunno.

 
 
 
 

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